La Germania dice ‘alt’ al brevetto unitario e all’UPC. La sovranità nazionale viene prima dei brevetti.

Milano, 24 marzo 2020 – La Corte Costituzionale tedesca ha dichiarato nullo l’atto di ratifica dell’Accordo su un Tribunale Unificato dei brevetti (UPC) del Parlamento tedesco. Tale evento rappresenta certamente un’importante battuta d’arresto se non addirittura un colpo mortale per l’intero sistema del Brevetto Europeo con effetto unitario. La Corte tedesca ha affermato che il sistema connesso all’UPC avrebbe avuto un impatto sostanziale sulla Costituzione tedesca e che pertanto la sua attuazione avrebbe dovuto essere approvata dal Bundestag con una maggioranza speciale dei due terzi. Alcuni commentatori hanno già osservato che ciò potrebbe determinare un rinvio di almeno 5 anni nell’attuazione del tanto atteso sistema europeo del brevetto unitario, se non addirittura la sua fine prematura.

In questo contesto, anche alla luce della recente decisione del Regno Unito di non aderire al sistema UPC in seguito alla Brexit, ricordiamo che molti commentatori e addetti ai lavori italiani (e anche alcuni stranieri) avevano recentemente affermato che l’Italia avrebbe potuto ospitare a Milano la divisione centrale dell’UPC con competenza sul settore Life Sciences. L’Italia ha una lunga e ben nota tradizione nel campo chimico-farmaceutico e l’assegnazione della divisione centrale competente per quelle materie avrebbe potuto in qualche modo indennizzare il nostro Paese per la perduta opportunità di ospitare l’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) che era stata assegnata ad Amsterdam all’esito di una procedura molto discussa. Con questa decisione sembra che questa chance verrà meno e che si sia persa un’occasione di crescita per l’Italia, oltre che di armonizzazione e di unificazione a livello europeo.

Tutto ciò significa che spetterà alla comunità brevettuale italiana (cioè agli avvocati, ai giudici e ai consulenti in materia di brevetti) dimostrare ancora una volta alla comunità internazionale la forza e il valore del nostro sistema giuridico. Nell’immediato futuro, la proprietà intellettuale e i brevetti (in particolare il sistema europeo del brevetto “non unitario”, vigente da quasi 50 anni eppur ancora funzionante), continueranno infatti ad essere una parte vitale dell’economia europea e italiana. Nei prossimi anni i brevetti saranno al centro di numerose manovre commerciali ed anche politiche di interi conglomerati economici, come del resto questi giorni molto speciali stanno già dimostrando.

A questo proposito, negli ultimi anni, si è osservata una partecipazione insufficiente della comunità italiana di professionisti ai lavori internazionali volti a uniformare il sistema giuridico relativo ai brevetti in Europa (ciò non sorprende dato che l’Italia ha aderito ai lavori sul sistema UPC solamente in una fase successiva, avendo addirittura inizialmente presentato ricorso avverso di esso dinanzi alla Corte di Giustizia europea). Pertanto, crediamo che non sia sufficientemente nota alla comunità internazionale la qualità complessiva del sistema giudiziario italiano e dei professionisti specializzati nel diritto della proprietà intellettuale. Gli avvocati specializzati che hanno sempre esercitato in Italia avranno invece un ruolo decisivo, soprattutto nella navigazione delle difficili acque del post Covid-19.

Sarà di fondamentale importanza che il Governo italiano mantenga le sezioni specializzate in proprietà intellettuale (possibilmente anche riducendole ulteriormente in numero, con maggiore specializzazione delle stesse) e continui a formare giudici specializzati. Noi, come avvocati, avremo il dovere di continuare a fornire la migliore assistenza e di tenerci preparati ad affrontare le sfide dei prossimi anni. Ma ciò che ora è più importante che mai è che la comunità internazionale dei professionisti europei del campo brevettuale mantenga un atteggiamento cooperativo al suo interno.

 

 

 

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